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Castel Fusano

Castel Fusano
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Il Parco di Castel Fusano è raggiungibile da Roma con l’automobile percorrendo la via Cristoforo Colombo (gli ultimi due semafori in direzione Ostia sono interni alla Riserva), oppure con la ferrovia Roma-Lido direzione Ostia (scendendo alle stazioni “Castel Fusano” o “Cristoforo Colombo”). La sua estensione è di 1160 ettari. Il Parco è in parte attraversato da arterie ad alto scorrimento (via Cristoforo Colombo, via della Villa di Plinio, perimetralmente dalla via Litoranea e da via del Lido di Castelporziano).

Uno dei confini del parco di Castel Fusano, quello a nord-ovest, è rappresentato dal Canale dello Stagno o Canale dei Pescatori, il corso d’acqua che univa l’antico stagno ostiense al mare, canalizzato durante la bonifica di Ostia-Maccarese. 

Il canale, soprattutto nel settore più prossimo alle Idrovore, ospita ancora numerose specie di uccelli, rettili e anfibi. Questa zona confina con la Pineta di Castel Fusano ed è particolarmente ricca di canneti umidi e asciutti. Sono presenti inoltre l’Eucalipto (Eucalyptus globulus, Eucalyptus camaldulensis) e il Salice (Salix alba).

Durante tutto l’anno lungo il corso del canale si incontrano l’Airone cenerino (Ardea cinerea) e la Garzetta (Egretta garzetta). Nel folto del canneto, dove spesso è possibile udire il canto melodioso dell’Usignolo di fiume (Cettia cetti), nidificano la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), il Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) e il Tarabusino (Ixobrychus minutus). Notevole è la recente scoperta della nidificazione della Cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris).

Durante l’inverno il tarabuso (Botaurus stellaris) si riposa spesso tra le canne, e durante i passi fanno la loro breve apparizione specie assai particolari come la spatola (Platalea leucorodia) e il falco pescatore (Pandion haliaetus). Regolare è la frequentazione estiva da parte del nibbio bruno (Milvus migrans). 

Tra i rettili è da rilevare la presenza del Natrice dal collare (Natrix natrix), mentre tra gli anfibi sono presenti la Rana verde, il Rospo comune (Bufo bufo), la Raganella e il Rospo smeraldino (Bufo viridis). Inoltre, passeggiando lungo la sponda che confina con la pineta di Castel Fusano, si possono di sovente incontrare la Donnola, che furtiva spunta tra i mucchi di canne secche, e il Riccio.

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Nel parco di Castel Fusano la vegetazione arborea è certamente dominata dai pini domestici e dai lecci, ma non mancano caratteristici gruppi di pino marittimo, che profumano di resina l’aria, soprattutto nelle afose giornate estive, e grandi farnie, di cui alcune vecchie di secoli, nelle zone più umide. In queste troviamo anche i pioppi (bianco, nero e tremulo), insieme al frassino orniello. Molto diffuso è anche l’olmo, che raramente raggiunge grandi altezze: infatti spesso non supera neanche lo stato arbustivo.
Una buona parte del Parco è occupata da una macchia alta a fillirea e lentisco, che costituiscono le essenze più diffuse; sono altresì presenti mirti, alaterni, cisti a foglie di salvia e rossi, molte ginestre, ligustri, corbezzoli e numerosissime eriche. Più rari e localizzati sono i ginepri e i ginepri fenici. Poche e concentrate verso il mare sono le tamerici.
Il sottobosco delle leccete è caratterizzato dall’abbondante presenza di pungitopo e ciclamini dalle coloratissime fioriture rosa, che spesso formano un fitto tappeto sulle foglie secche, nonché da quella dell’alloro, della coloratissima coronilla, dell’edera e degli onnipresenti fillirea e alaterno, addirittura, quest’ultimo, più comune qui che nella macchia.
Stupende sono le fioriture estive del caprifoglio delle macchie, che accompagnano quelle dei cisti e delle ginestre in una gara di colori che risaltano sul verde scuro dello sfondo.

Dove la macchie è più rada, indice di incendi più o meno remoti, si riscontra la presenza abbondante di asfodeli e piccoli fiori. Ci sono inoltre lo gnidio e la fusaggine, nonché alcune piante di prugnolo, biancospino e melo selvatico, che con i loro fiori bianchi ingentiliscono il limitare del bosco nel periodo primaverile. Tra la vegetazione igrofila non arborea possiamo incontrare carici, phragmites e tife. La fauna del Parco è numerosa e interessante. Molte sono le volpi che attraversano furtive la macchia a caccia di conigli selvatici o di uccelli; a fargli concorrenza troviamo la faina e la donnola. La martora invece preferisce cacciare tra le fronde degli alberi i colombacci addormentati o i ratti neri, di cui saccheggia spesso i nidi. Sempre a terra conduce vita tranquilla il riccio, che con la talpa è il più grande mammifero insettivoro del Parco. Ci sono anche vari tipi di toporagno, tra cui il minuscolo mustiolo etrusco, il più piccolo mammifero d’Europa (è lungo soltanto un paio di centimetri).

Potreste incontrare su un viottolo un animale tozzo, con l’andatura caracollante e il muso a strie bianche e nere: è il fiero tasso. Di dimensioni simili, ma con un carattere molto più timido, è l’istrice, il quale lascia abbondanti tracce dietro di sé, costituite dai tipici aculei bianchi e neri. Tra gli ungulati ricordiamo il cinghiale e il capriolo, assai difficili (specie il secondo) da avvistare. I numerosi uccelli che frequentano il Parco sono sicuramente più facili da osservare dei timidi mammiferi. Ci sono anche i merli, mentre sono frequenti la ghiandaia, i fringuelli, i verdoni, i cardellini e i verzellini. Non mancano mai i pettirossi e le capinere.

Se sono comuni il picchio rosso maggiore e il picchio verde, più raro e localizzato è il picchio rosso minore. Assidui frequentatori dei tronchi sono poi anche il rampichino e il picchio muratore. Nella macchia tanti piccoli uccelli si contrastano a colpi di canto: al suo interno possiamo incontrare l’occhiocotto, la sterpazzola, la sterpazzola di Sardegna e la sterpazzolina. Nel periodo estivo frequentano il Parco anche i colorati gruccioni, l’upupa dalla cresta appariscente e la ghiandaia marina dai colori iridescenti.

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Nei periodi dei passi le balie nere e i pigliamosche cercano lungo i sentieri piccoli insetti, mentre dagli steli più alti delle piante della macchia le averla piccola, capirossa e cenerina cacciano coleotteri, micromammiferi e piccoli uccelli. Capita di incontrare anche la cinciallegra, la cinciarella, la cincia mora e il codibugnolo. A loro si uniscono spesso i piccoli e verdi luì e i colorati e minuscoli regoli e fiorrancini. Infine, nel buio della notte, ogni tanto si ode un richiamo lugubre, ma dolce e dalle note flautate: è quello dell’allocco. Con lui una piccola e simpatica cacciatrice, che a volte è possibile vedere anche di giorno, la civetta.

Tra i rettili del Parco ricordiamo il biacco, il colubro di Esculapio, il cervone e la natrice dal collare. Ci sono sicuramente esemplari di vipera comune, mentre è da accertare la presenza delle coronelle. Si trovano anche la lucertola muraiola, la lucertola campestre e il coloratissimo ramarro. Rarissima, ma ancora presente, è la testuggine di Hermann, per la quale si spera che in in futuro non troppo lontano si predispongano interventi mirati di salvaguardia. Tra l’erba alta, ma difficilmente riuscirete a vederli se non siete accompagnati da un esperto, si possono incontrare la luscengola e l’orbettino, che sembrano essere una via di mezzo tra i sauri e gli ofidi. 

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A causa dell’assenza di siti riproduttivi, determinata dal prosciugarsi delle piscine interdunali, tra gli anfibi – un tempo molto numerosi – è sicura la presenza del solo rospo comune.
Bisogna fare attenzione alla vipera comune (Vipera aspis): è un serpente di corporatura medio-piccola, piuttosto tozza, con coda corta e apice del muso più o meno ricurvo verso l’alto; ha l’occhio caratterizzato da una pupilla ellittica quasi verticale. Tra gli altri animali a Castel Fusano non mancano inoltre il riccio (Erinaceus europaeus) e la volpe (Vulpes vulpes).

Il toponimo Castel Fusano deriva del gentilizio romano Fusianum, che a sua volta proviene da Fusius (in numerose epigrafi di Ostia appaiono i nomi Furii, Fusii e Fusinii); apparteneva probabilmente al proprietario dell’omonimo fundus. Vanno tuttavia tenuti in considerazione anche i toponimi Trafusa e Trafuselle.

Provenendo da Ostia Antica lungo via di Castel Fusano, all’incrocio con la via dei Pescatori si procede sul ponte posto sul Canale dello Stagno: si tratta di una struttura moderna, costruita in sostituzione di un analogo manufatto romano – distrutto nel 1943 e sito 500 metri più a nord – che permetteva alla via Severiana di attraversare la via d’acqua. Di esso rimane soltanto un’iscrizione custodita nel vestibolo di villa Sacchetti-Chigi, dalla quale si evince che un ponte in legno venne ricostruito in pietra nel 284 d.C., sotto gli imperatori Caro, Carino e Numeriano: “pontem Laurentibus atque Ostiensibus olim vetustate collapsum lapideum restituerunt” (CIL XIV, 126).

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Estratto da: S. Lorenzatti (a cura di), Ostia. Storia, ambiente, itinerari, Roma 2007

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